
"La televisone, e in special modo la Rai, diffonde un'immagine del
Paese deprimente e triste!" disse il nostro premier! E... zac!
Buona visione.







In tempi come questi, di crisi finanziaria e dei consumi, rileggersi questo piccolo, surreale, capolavoro di uno dei maestri indiscussi del minimalismo americano a fumetti diventa quasi un obbligo. Questa è la storia di Enid e Rebecca, amiche inseparabili appena diplomate, e delle loro paure sulla soglia dell’età adulta. Una serie di personaggi, bizzarri eppure inquietantemente familiari, completano un panorama umano segnato dal logorio dei rapporti e da un senso generalizzato di solitudine che sembra appartenere agli oggetti quanto alle persone. La provincia dipinta con minuziosa ironia da Daniel Clowes è sospesa nel vuoto di un America siderale, lontana dal mondo nello spazio come nel tempo. Le due protagoniste si affacciano su un futuro crepuscolare dove ferirsi reciprocamente è la forma più facile, spesso l’unica, di comunicazione. Enid e Rebecca reagiscono isolandosi in una sorta di spavaldo cinismo e con l’esercizio quasi estenuante del sarcasmo, mentre osservano impotenti il divario che le separa sempre di più l’una dall’altra e che le conduce
verso strade differenti. Crescere, per Enid più che per Rebecca, significa distinguere con maggiore chiarezza i contorni evanescenti della realtà. Crescere significa trovarsi faccia a faccia con il fantasma del mondo e, perse le deboli certezze che lo mascheravano, averne paura. Alla fine ci saranno delle scelte, più subite che prese. Enid e tutti gli altri personaggi usciranno dal nostro campo visivo, chi verso un altrove sconosciuto ed incerto fuori d
ella città, chi nelle pieghe di quella che ci si ostina a chiamare vita normale. Nel 2001, da questo fumetto è stato tratto un film (con una giovanissima Scarlett Johansson) .
ial. Un terzo film è attualmente in lavorazione. Di Ghost world ha detto: "Ho voluto esaminare la vita di due ragazzine neo-diplomate dalla posizione privilegiata di chi spia non visto, con l’incerto distacco di uno scienziato che si è affezionato ai microbi intrappolati sui suoi vetrini". 




Prendo in prestito dal blog di Mauro Biani e riporto, pari pari, quanto da lui pubblicato. In più faccio ammenda: avevo pensato a una vignetta sull'argomento ma poi, stretto fra lavoro [quello vero!] e pigrizia è passato tutto in cavalleria. Mai, e dico mai, si dovrebbe far passare sotto silenzio cose come queste...



Un bambino e il suo tigrotto di peluche sono i protagonisti di questa strip, diventata con il tempo popolarissima e ormai oggetto di culto da quando Bill Watterson, l'autore, ne ha decretato la fine. I nomi dei due protagonisti suonano familiari a chi abbia qualche reminiscenza umanistica: sono infatti curiosamente tratti dal noto teologo del seicento e dall'altrettanto famoso filosofo del settecento. Lo scenario è quello tipico di altre strisce americane, casa, famiglia, scuola e campi di gioco. Con una particolarità: ambientazioni e prospettive si dilatano e trasformano a dismisura assecondando la inesauribile fantasia di Calvin. La vasca da bagno diventa una nave pirata, il banco di scuola un'astronave, la scatola di cartone una macchina del tempo, i pupazzi di neve dei mostri. Lo stesso Calvin si trasforma in insetto, marziano, dinosauro, zombie e nel suo mondo immaginario anche gli adulti subiscono allegramente terribili trasfigurazioni. Così la severa maestra Vermoni diventa un orrendo alieno, i genitori e la baby-sitter dei nemici paurosi dai quali il nostro eroe deve fuggire. Il disegno è spesso elaborato e le prospettive delle tavole vertiginose, ben lontane dalla quiete dei Peanuts. Tutta la striscia ruota intorno alle fantasie del protagonista. Calvin è un sognatore ad occhi aperti. Vive in un mondo parallelo. Solo esteriormente la striscia sembra raccontare il mondo separato dei bimbi. E un aspetto solo in apparenza bizzarro è che Watterson non ha figli e le tavole sono amate soprattutto dagli adulti. La verità è un'altra:le parole e i pensieri di Calvin sono quelli del suo autore. Ciò che accomuna Calvin e i suoi lettori è la fantasia, la visione del mondo con occhi diversi. Calvin, come Linus e Mafalda, non accetta la banale realtà e si ribella a un sistema ordinato e noioso di v
alori. Come tutti i bimbi e gli adulti rimasti tali, non ha paure -si butta giù dai dirupi filosofeggiando alla grande sul suo slittino- ma angosce. La stessa angoscia che prende Charlie Brown sul suo letto la notte o Snoopy sul tetto della sua cuccia, il senso di vuoto per una realtà spesso ottusa e mediocre. Calvin la esorcizza inventando creature orribili, trasformando gli adulti in mostri, assentandosi per viaggiare in universi paralleli. Oppure con grandi riflessioni sull'immensità dello spazio sotto un cielo stellato per poi buttarsi davanti la TV a guardare programmi spazzatura. È il nostro paladino che lotta, perdendo sempre, contro regole che detestiamo. Con tutti i suoi difetti e sogni ci assomiglia terribilmente. Nel mondo di Calvin, quello immenso e fantastico dell'infanzia e del gioco, Hobbes è l'amico immaginario, il compagno di tutte le avventure. Il dualismo con la realtà degli adulti è reso con una trovata geniale dal punto di vista grafico. In presenza di estranei Hobbes è disegnato come un innocuo tigrotto di peluche. Quando solo Calvin compare nella tavola, Hobbes diventa un grosso animale parlante e pensante ritto su due zampe. Hobbes non è semplicemente un prodotto dell'immaginazione di Calvin. Le due versioni del pupazzo sono una splendida metafora del diverso modo di vedere il mondo. Nessuno di noi, specie adulti e bambini, vede le cose allo stesso modo. Gli altri personaggi sono poco più che dei comprimari, ma caratterizzati in modo intelligente e realistico. I genitori sono noiosi e ordinari, tanto da non avere un loro nome per tutta la storia della strip. Hanno tutte le fissazioni che i piccoli trovano seccanti: l'ordine, la pulizia, il cibo a tavola, le gite tediose in campeggio, la disciplina. Ma sopra tutto non hanno fantasia e non sanno sognare alla grande. Forse desiderano una vita tranquilla ma si ritrovano un figlio che costruisce pupazzi di neve raccapriccianti attirando l'attenzione di tutto il quartiere. Il padre, assillato dalle domande astruse e dalle folli proposte di Calvin, ha un atteggiamento distaccato e spesso tenta di difendersi con il sarcasmo. L'effetto sul bambino è spassoso perché nel suo mondo fantastico tutto è possibile: non afferra l'ironia e prende per buone le parole del papà. La madre, casalinga, diventa suo malgrado uno dei personaggi delle fantasie e affronta le quotidiane guerre per far mangiare, andare a scuola e lavare Calvin. L'insegnante, in italiano signora Vermoni, nella versione originale inglese miss Wormwood (anche questo nome una citazione dalla letteratura), anziana e rigida, riporta spesso energicamente Calvin nella realtà, smontando le fantasie con un pizzico di freddo sarcasmo. Susie è una compagna di scuola zelante, seria e brava. Calvin ha una sorta di attrazione nei suoi confronti, sentimento che esprime cercando di molestarla in ogni modo. Con il fedele tigrotto ha addirittura fondato una società antifemmine dove dar sfogo a tutta la sua presunta misoginia. La bimba è intimidita dall'atteggiamento selvaggio di Calvin ed è esclusa dal suo mondo. Entrambi non capiscono come vanno le cose tra loro, fatto questo che è probabilmente vero nella maggior parte delle relazioni. L'unico personaggio realmente temuto da Calvin e Hobbes è Rosalyn, la baby-sitter, che ricatta i genitori con richieste di aumenti e rovina le serate da trascorrere in pace da soli a casa. Watterson ha sempre tutelato con severo rigore la propria integrità artistica rifiutando la commercializzazione in qualsiasi forma diversa da quella dei libri. Non troverete mai pupazzi o altri gadget ufficiali. Il contrasto con le esigenze dei syndicate arrivò ad un punto insostenibile quando pretese che la versione della domenica fosse pubblicata a mezza pagina in un formato del tutto non modificabile. Alla fine del 1995 e all'apice della popolarità l'autore comunicava la decisione di sospendere la striscia con una lettera a tutti i direttori dei giornali che la pubblicavano. La stessa crisi aveva colpito poco prima alcuni tra i più creativi autori di strips ( Far Side di Larson e Bloom County di Berkeley Breathed). Certamente ha pesato il logorio del dover produrre quotidianamente strisce all'altezza delle aspettative ma soprattutto l'insofferenza per il limiti imposti dallo standard di impaginazione dei giornali americani. Con una decisione che rivela rancore per l'ambiente americano, l'autore ha autorizzato solo i giornali fuori dagli U.S.A. a pubblicare quanto ancora non edito o ripubblicare le vecchie strisce. In Italia le strisce sono state diffuse per lungo tempo dal mensile Linus ma ormai da diversi anni non compaiono più. Più recente qualche breve apparizione estiva sul quotidiano La Repubblica.
giornali continuamente diminuito e spesso sottoposti ad arbitrari capricci degli editori (in una occasione, Watterson disse "Sono un disegnatore, non il leader di una impresa commerciale di Calvin & Hobbes"). Watterson è anche conosciuto per le sue battaglie personali contro la struttura obbligatoria imposta dai giornali sulle vignette: il fumetto standard iniziava con un largo ed ampio rettangolo caratterizzato dal logo del fumetto, e la striscia era presentata in una serie di rettangoli di diversa larghezza, limitando le opzioni di rappresentabilità del disegnatore. Watterson riuscì, da contratto, a liberarsi di queste costrizioni per Calvin & Hobbes, disegnando il suo cartone domenicale nel modo in cui voleva. In molte tavole, le vignette sono sovrapposte o contenute in altre vignette; in altre, l'azione avviene diagonalmente rispetto alla striscia. In ogni caso, Watterson combatté costantemente contro le tante cose che egli sentiva impoverissero i suoi fumetti. Egli si rifiutò di realizzare del merchandise delle sue creazioni poiché, secondo lui, tazze, adesivi e magliette avrebbero svalorizzato i personaggi e la loro personalità. Questo è anche il motivo per cui ha sempre rifiutato che la strip diventasse un cartone animato. Per questo motivo si prese due ampie pause dallo scrivere strisce, dal maggio 1991 al febbraio 1992 e da aprile a dicembre del 1994.

Signore e signori strabuzzate le pupille: questa volta vi conduco verso un piccolo grande capolavoro. Non si tratta né di un libro né di un albo a fumetti ma di un blog. Uno splendido e spesso geniale blog di un giovanissimo autore di fumetti [la cui foto è riportata qui sotto] che, come capita forse una volta nella vita, ha azzeccato l'Idea, rigorosamente con la maiuscola! In giro per il Web è già un caso e le tavole del piccolo [fetentissimo] panda sono diventate un cult... Addirittura l'autore ha dovuto cerare uno spazio appositamente strutturato per ospitare gli innumerevoli omaggi che, dall'inizio a oggi, sono via via pervenuti [questo il link: pandatributes.blogspot.com].
L'autore, Giacomo Bevilacqua, così si descrive: Nasce nel 1983. Disegna fumetti di professione da quando ha 22 anni. Ma fa anche dell'altro. E, soprattutto, così ama definirsi: Mi smonto, scappo, rido, inciampo. Sono un comico di vaudeville, un cantore dell'ombra, un poeta innamorato di un'attrice del muto. Faccio puzze da Guinness, bevo Guinness, ho apprezzato Alec Guinness, soprattutto in Guerre Stellari. Mi nascondo dietro il bordo della vita, strappo il confine tra la realtà e il sogno, mangio di notte, scivolo da un letto a un altro e arrossisco perchè il sesso non è contemplato. Spizzico bocconi di talento, mi nutro di sentimento, virtuoso del Control C, affezionato al lato B. Mi distinguo, non mi estinguo. Vorrei spiegarvi il mondo, ne sono capace. Ma preferisco il letargo. A Panda Piace. (L.Bartoli)

"In tutto questo tempo nessuno ti ha mai parlato di me. Di chi ero, di come ho vissuto, di come me ne sono andata." Con queste parole Alina Marazzi immagina che la madre Liseli, scomparsa tragicamente quando lei aveva solo sette anni, cominci a raccontarle la sua vita.
Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana. La lotta contro la malattia è sorretta dalla volontà di mantenere la sua memoria e di evitare di essere portato all'ultimo piano, quello del non ritorno. La mancanza di memoria – dai ricordi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi – la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei famigliari e dei pazienti nei confronti della malattia, sono descritti con un misto di umorismo e commozione.
